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Cistite post coito

La metà delle donne manifesta almeno una volta nella vita una cistite e l’incidenza cresce con l’età

Cistite post coito

La cistite acuta è un’infiammazione della mucosa vescicale e la causa più frequente è un’infezione da batteri intestinali, in primis l’Escherichia Coli (90%).

Colpisce prevalentemente il sesso femminile a causa della brevità dell’uretra e della sua vicinanza al retto, che consente ai batteri intestinali di raggiungere facilmente l’uretra e da qui la vescica.

La metà delle donne manifesta almeno una volta nella vita una cistite e l’incidenza cresce con l’età. Un quarto delle pazienti con cistite sviluppa una cistite ricorrente, ovvero almeno altri 2 episodi in 6 mesi o 3 in 12 mesi. Le recidive sono causate da nuove colonizzazioni o, più spesso, dalla permanenza dei batteri nelle cellule uroteliali, per la capacità di E. Coli di internalizzarsi: quando compare un fattore scatenante i batteri rimasti silenti nel periodo asintomatico ricolonizzano la vescica con conseguente cistite.

Tale strategia mette fuori gioco i trattamenti antibiotici. Il più importante fattore scatenante (60% delle recidive) è il coito, con comparsa della sintomatologia 24-72 ore dopo un rapporto sessuale. La penetrazione maschile provoca sia un’infiammazione tissutale sull’uretra e sul trigono con conseguente attivazione delle comunità batteriche intracellulari di E. coli, sia l’ingresso di altri batteri virulenti.

I co-fattori che possono favorire le cistiti post-coito solo le condizioni di ridotta lubrificazione o trofismo della mucosa vaginale (menopausa in primis, ma anche pillola estroprogestinica e periodo post-partum).

Cistite acuta e ricorrente

La diagnosi di cistite si basa sulla tipica sintomatologia e sull’urinocoltura con antibiogramma. La terapia di prima scelta della cistite è costituita dagli antibiotici e per le cistiti ricorrenti dalla profilassi antibiotica a basso dosaggio per diversi mesi. Spesso però la terapia antibiotica non è risolutiva e anzi favorisce la selezione di microrganismi resistenti.

Pertanto oggi c’è un crescente utilizzo di trattamenti alternativi. Il Cranberry e il D-Mannosio sono i principi attivi sui quali abbiamo maggiori evidenze d’efficacia.

L’E.Coli ha due tipi di ventose che gli consentono l’adesione alla mucosa urinaria: le fimbrie di tipo P e quelle di tipo 1.

Il Cranberry si lega alle fimbrie di tipo P e il D-Mannosio a quelle di tipo 1: impedendo l’adesione all’epitelio vescicale, si favorisce l’eliminazione di E. Coli con la diuresi. Inoltre il D-Mannosio inibisce la formazione del biofilm batterico e contribuisce alla ristrutturazione della parete vescicale danneggiata.

Si può impostare una profilassi naturale assumendo Cramberry + D-mannosio dopo ogni rapporto e il mattino dopo, associando un probiotico intestinale (data l’origine dei batteri) ed eventualmente un lubrificante al rapporto se si soffre di secchezza vaginale con disturbo alla penetrazione.

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